Scritti


Ambigue grafie in retti volumi

di Lino Sinibaldi (2003)

volume s.m. 1. Misura dell’estensione di un solido rispetto ad un’unità di misura prestabilita…2. Senza implicare il riferimento nello spazio, quantità globale…¨ Nel linguaggio della critica figurativa, pienezza di forme architettoniche o scultoree e, in pittura, effetto di massa creato dalla finzione…¨ In acustica v. sonoro, intensità energetica del suono. 3. lett. Sin. di massa…¨ In Dante, con sign.più vicino all’etimologico: lo real manto di tutti i v. Del mondo…4. Nell’uso librario greco-romano, rotolo costituito da più strisce di papiro…¨ Quindi, nell’uso moderno, equivalente del libro, inteso sia strutturalmente…sia in quanto contenga un’opera…con riferimento al contenuto: Vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore Che m’ha fatto cercar lo tuo v. (Dante)… [Dal lat. volumen-ĭbus ‘rotolo’].


Le ultime ricerche di Licia Galizia - strutturate in volumi, parallelepipedi di diverse dimensioni e colori che contengono rotoli incisi di forex - delineano lo straordinario percorso dell’artista tra le connessioni e i gesti del sistema dell’arte, tra l’etimologie degli strumenti e le implicazioni introspettive, tra le differenze dei rapporti sintattici e le grafie. Nelle opere dell’artista l’osservazione dei significati intimi delle parole, che in se superano l’apparenza dell’immagine, si manifestano in figure chiuse, elementari, che includono altre forme più complesse. La figura più immediata e semplice del volume si manifesta nel bisenso del suo significato, vis combinatoria della parola polisemica, usata da Licia Galizia come un equilibrismo artistico. Le parole si danno in prestito per essere utilizzate come congegni al servizio di mezzi figurativi, pratiche propositive, campi joyciani per abolizioni parziali ed intime selezioni, per cognizioni individuali e gratificanti. La Galizia, sostiene lucidamente le condizioni, le liceità, di realizzare il proprio lavoro, rivendica a se stessa il diritto di fissare e attraversare le idee e riportare attivamente il suo gioco ambiguo in opere-coarcevi. I percorsi dell'esperienza dell’artista, con le strutture sintattiche e le informazioni semantiche relative al testo, non intervengono secondo un metodo successivo ma simultaneamente, creano le alternative di un’improbabile biblioteca che, da un volume all’altro, paiono avvalorarsi in suggestioni linguistiche atemporali. Il tempo occorrente alla disambiguazione di un’opera presenta ricorso all’interattività, alle filologie, delle nostre cognizioni lessicali. In ogni rettangolazione o quadratura dei suoi “volumi nei volumi” Licia Galizia ripropone le sue riflessioni, generose ed avide; supera la barriera naturale della regolarizzazione della parete interna dei volumi scatolari e persuade la propria e la nostra libera interpretazione, ri-scrive per se stessa e per chi osserva le parole di Rosa Pierno, ri-scrive una personale ambigua grammatica fatta di verbi e tratti. L’artista imposta le probabilità che i vari significanti siano utilizzati, definisce volumi moventi, chiede appello a letture individuali, indizi iniziali, moventi che fanno riflettere su un corpora di imprevedibilità. Non è forse superfluo ricordare che le logiche connotative delle opere di Licia Galizia sono sempre state espressioni denotative straordinariamente provvisorie. I campi proposti sono le unità minime di un’ampia poetica che parte dalle qualità dell’estemporaneità e del cambiamento. L’osservatore ha a disposizione una vasta serie di occasioni sintattiche soggetti ai reiterarsi poetici con cui l’artista ha percorso quella parola-segno in altri e in distinti contesti della grammatica artistica. Nel momento in cui il lettore entra in unione con il rotolo di forex, concluso nel suo volume, si trova di fronte ad un esercizio: capire il portato di indeterminatezza di questi volumi-custodie, condiscendere al gioco di più soggetti. Oggi i percorsi possibili dei Volumi e Rotoli mutano la forma ma non l’idea di una lirica che varia il proprio codice per rispondere in pieno ad un ideale di interazione di sguardi incrociati, dove sì “conduce un dialogo, dove significa mettersi sotto la guida di un argomento che agli interlocutori mira”. Il merito a Licia Galizia di essere un artista delle distanze del pensiero, di volumi e fogli incisi con la risolutezza indipendente della riflessione e dell’intuito. Un’artista di opere alterate curate nella concretizzazione nell’abbandono all’impulso, opere-feticci ambigui e magici, in cui si cerca di vedere se stessi; simulacri poetici che sembrano svanire nell’esteriorizzazione manierata e transitoria di più forme che ci sussurrano che “non si deve uscire dal gioco.”

[1] Giacomo Devoto, Giancarlo Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, 1990
[2] Hans Georg Gadamer, Verità e metodo, Bompiani, 1996
[3] Rosa Pierno